di Micol Bruni
Memoria, nostalgia, ricordare. Le famiglie si ritrovano non solo nel raccontare la storia, ma soprattutto nel vivere ciò che i portoghesi e brasiliani chiamano “saudade”. Infatti nella storia raccontata nel libro dal titolo “Cinque fratelli.
I Bruni Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà”, Pellegrini editore,
(filmato a cura di Anna Montella)
mutuando lo scrittore brasiliano Guimaraes Rosa, si rappresenta un desiderio quasi metafisico e assoluto di qualcosa di remoto e antico, di tradizione e di memoria.
Dice bene Giuseppe Femiano nella sua recensione che “la parola saudade è quella che rende meglio” lo spirito dello scritto perché, ricordando quello spazio tra il molo e la nave, caro a Pessoa, tanto da far dire ad Alvaro de Campos (uno dei suoi tanti eteronomi): “Ah, ogni molo è una nostalgia di pietra! E quando la nave salpa dal molo e ci si avvede all’improvviso che si è aperto uno spazio tra il molo e la nave…”, è li che si inserisce il senso del dovere e dell’onore dei cinque fratelli.
Una “saudade”! La poetessa ucraina – argentina Clarice Lispector ha fatto della “saudade” il suo villaggio emozionale. Raccogliendo la vita che c’è nei “Cinque fratelli” questo villaggio è tutto vissuto: “Sento saudade di tutto ciò che ha segnato la mia vita/Quando vedo ritratti, quando sento profumi,/quando ascolto una voce, quando mi ricordo del passato,/sento saudade...”.









