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sul blog del Caffè Letterario La Luna e il Drago

venerdì 19 gennaio 2018

Pierfranco Bruni a Milano in una Serata Evento per il suo Ulisse con “Il Canto di Nessuno”.

Una originale interpretazione di un Ulisse tra metafisica e mito

Pierfranco Bruni Sabato 20 Gennaio a Milano racconta con “Il Canto di Nessuno” (Edizioni Saletta dell’Uva) il suo Canto di Ulisse. Un importante Evento molto atteso in una città come Milano che con Pierfranco Bruni ha stabilito un forte legame umano e culturale. 
L’incontro letterario, a cura di Stefania Romito (Rappresentante letteraria del CENTRO LEONARDO DA VINCI fondato dall’artista Davide Foschi) si svolgerà a Milano il 20 Gennaio alle ore 17.45 presso lo Spazio Eventi Area Ufficio Network del NUOVO RINASCIMENTO, in viale Gian Galeazzo, 31.

“IL CANTO DI NESSUNO” rappresenta un viaggio nel complesso e affascinante pensiero di Pierfranco Bruni costantemente alla riscoperta di sé attraverso i grandi personaggi del passato che hanno fatto la storia della letteratura. L’autore sa bene che si parte per cercare se stessi in un nostos che dà certezze ma che non placa le inquietudini dell’anima. «Il viaggio è un costante ricercare», afferma Bruni «Cercare cercandosi. Nostos è un attraversamento che si compie nel cerchio magico del nostro essere».

giovedì 18 gennaio 2018

240 anni fa nasceva Ugo Foscolo. La rivoluzione come attualità

di Pierfranco Bruni

La attualità del rivoluzionario che recupera la tradizione. Un tassello importante per un poeta come Ugo Foscolo a 240 anni dalla nascita. Un percorso che resta fondamentale in una età della ragione che in Foscolo ritrova la malinconia e il tempo tragico. Foscolo è la tradizione post medievale ma è anche il rivoluzionario che annuncia il romantico sentire la vita con la metafisica dell’anima. Infatti non si può prescindere da una osservazione che si apre alla modernità della letteratura attraverso il disegno della tradizione e della memoria: “L'arte non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità”.

Ugo Foscolo. Il poeta che traccia il silenzio dei “Sepolcri” e la grecità di Zante nel canto sublime di un ulissismo dolorante. La rivoluzione e l’eresia. Un binomio che permette di leggere Ugo Foscolo tra il superamento della Ragione e la “rappresentazione” del rivoluzionario nella sua attualità. Ugo Foscolo. L’inquietudine dell’intellettuale moderno nell’eresia del rivoluzionario è un percorso fondamentale per comprende l’agonia di un’epoca e la solitudine di un uomo.

martedì 16 gennaio 2018

Alvarez de Castillo raccontò la verità del dubbio senza parole. Chi era Alvarez de Castillo?

Pierfranco Bruni

Chi è Alvarez de Castillo? È difficile poterlo trovare nei libri scolastici. Nelle pagine internet. Mai si inventa. Si inventa ciò che già esiste. La vita è condizionamento. Sempre. Era nato in un piccolo paese del Perù. Andino? Sciamano! Gli sciamani sorridono e dicono il dubbio non affidandosi alla verità, ma alla certezza che la verità è dubbio. Non di domandano: Cosa è la Verità.  
Spesso mi chiedo perché ci sentiamo in un paese delle meraviglie quando siamo in un paese delle disperazioni. La differenza tra disperazione e tragico? La disperazione è Cesare Pavese che non comprende il tragico di Seneca.
Il dolore e la nenia è Leopardi che si inventa una malinconia per diventare personaggio dentro le rimembranze e offre alla filosofia una morale che non può avere. La filosofia non è morale e non ha morale. La filosofia è la follia del tragico che cerca di annullare la disperazione viaggiando dove abita Tiresia.
Condizionamenti! Alvaro Corrado non amava Leopardi. Papini aveva capito che la filosofia delle “Operette morali” diventava un gioco di leggerezza. Gli Illuministi hanno sempre vissuto la leggerezza del nulla non indossando mai maschere, ma diventando dei doppi. Le ambiguità sono vitali in un tempo di incoerenza. La maschera è la recita dei centomila che diventano memorie sommerse.
Enea legge ciò che sarà. Non ciò che è stato, come Ulisse. Ma viene dall’Oriente. Enea è Oriente e Ulisse Occidente. È l'Oriente che inventa Roma paganamente cristiana. Cristo è la Profezia ma anche la Provvidenza. Aveva messo in conto la doppiezza dell’incolto Pietro. Già perché la Profezia è "magia" e la Provvidenza è il "sacro".

lunedì 15 gennaio 2018

Nella Giornata del Dialetto alcuni inediti dialettali del colonnello Agostino Gaudinieri...

...nella sua Calabria contaminata da una diversità di  koinè in una elegante cartella curata da Micol e Pierfranco Bruni

La poesia e il dialetto. Un binomio che è espressione di un modello linguistico articolato lungo il cammino dei territori. Il dialetto è una manifestazione di identità e di tradizione. Dopo il  servizio andato in onda su Rai Tre dedicato ad Agostino Gaudinieri
​(https://www.youtube.com/watch?v=uEHaAx8vDgs&app=desktop) si continua a parlare di Agostino Gaudinieri ma sotto un aspetto particolare, quello del poeta in dialetto di una Calabria contaminata di diversi idiomi.



In occasione della Giornata del Dialetto e delle Lingue Locali è stata data alle stampe una Cartella dedicata, appunto, alla poesia dialettale di Agostino Gaudinieri. La Cartella è stata curata sul piano grafico da Anna Montella e articolata sul piano scientifico da Micol e Pierfranco Bruni, nell’ambito del Progetto Etnie - Letteratura del Mibact.

​Gaudinieri era un militare di carriera. Infatti tra i soldati, militari ufficiali, ricorre spesso il nome di Agostino Gaudinieri. Il Gaudinieri, nato a Spezzano Albanese il 28 luglio del 1892, che arriverà a rivestire successivamente il ruolo di Colonnello, viene nominato con Regio decreto del 16 aprile del 1914 Sottotenente di complemento di Fanteria, la cui nomina viene pubblicata sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” in data 18 maggio 1914, numero 117. 

21 Febbraio Giornata della Lingua. Un bene culturale immateriale.

di Pierfranco Bruni*
(Mibact)

La Lingua madre ha sempre avuto una funzione fondamentale nella Identità delle tradizioni. Il 21 Febbraio si celebra la Giornata internazionale della Lingua. Una Cartella studio, nell’ambito delle attività di promozione e valorizzazione della lingua italiana,  traccia un preciso percorso tra lingua, linguaggi e scrittori. La funzione della lingua in un contesto di culture comparate apre un dialogo vasto tra il concetto di immateriale e materiale all’interno della decodificazione dei beni culturali. La lingua non è mai ideologia. Ha la sua dialettica in un processo che è pedagogico e metodologico. Il dibattito aperto da Manzoni non si è mai chiuso. Così quel grande pensiero che vive nel De Vulgare di Dante. Bisognerà dare un ruolo consistente alla lingua italiana soprattutto partendo dalla letteratura del Novecento.

venerdì 12 gennaio 2018

Giorgio Castriota Scanderbeg e le città italiane a 550 anni dalla morte

di Micol Bruni*

Un eroe, un personaggio, un militare tra Adriatico e Mediterraneo, tra Albania e Regno di Napoli. Giorgio Castriota Scanderbeg. Siamo ad una celebrazione importante. 550 anni fa moriva il condottiero. Era il 17 gennaio del 1468. Le città italiane, soprattutto quelle sull’Adriatico, devo molto alla politica di Scanderbeg a cominciare da Venezia.

Si pensi che quando Scanderbeg preparava la difesa contro Murad scoppiò un conflitto con Venezia che si impossessò della città di Dagno trascurando i diritti di Scanderbeg che ne vantava il possesso in base ai trattati di successione con il defunto signore Lek Zacaria.
Scanderbeg dopo una prima vittoria contro Venezia preferì però farsela alleata contro i turchi anche se la città era sempre sospettosa nei confronti dei capi albanesi, infatti, era contraria alla unificazione della Albania per paura che gli Albanesi stessi,potessero riprendersi le città costiere e l’entroterra in loro possesso preferendo la frantumazione in tanti stati indipendenti e usando per questa politica il metodo divide et impera. La diffidenza di Venezia era accentuata in conseguenza della politica filonapoletana che il condottiero albanese aveva iniziato nel 1451 con Alfonso d’Aragona re di Napoli.

mercoledì 10 gennaio 2018

Il falò nella teatralità del rito e nella tradizione dei miti. Dalla Focara di Novoli alla Foc’ra di Grottaglie

di Pierfranco Bruni*

Il falò è una rappresentazione di una civiltà in cui i modelli etnici costituiscono il linguaggio di una rievocazione. La rievocazione recupera il mito per farlo diventare rito. Il mito e il rito sono la teatralità di una antropologia del linguaggio sommerso delle etnie. Il Mediterraneo è anche la terra dei falò. L’Occidente e l’Oriente. Disse Rûmi:  “Il fuoco non ha più fumo quando è diventato fiamma”.

La Puglia tra Adriatico e Mediterraneo ha il canto delle magie, come la Calabria ha il canto delle magare. La Campania la danza delle streghe. La Tarantata è l’Oriente che danza nella grecità e nel bizantino mondo. Brindisi (e Mesagne), Novoli (Lecce) e Grottaglie (Taranto) hanno l’antica tradizione dell’accensione dei falò che è strettamente legata ad una cultura popolare il cui elemento fondamentale resta la religiosità. Ogni Regione, comunque, ha la sua teatralità con il falò. Cambiano le tradizioni e cambiano i luoghi e cambiano le date. Ma la grata simbolica ha sempre un “amuleto” come segno di rappresentatività orfico – propiziatrice.