Io e la sua poesia
di Pierfranco Bruni
Senza la presenza di Leonard Cohen la canzone – poesia italiana non avrebbe avuto il percorso e la dimensione metafisica e metastorica che ha vissuto e che ha disegnato all’interno dei linguaggi. Leonard Cohen non è stato un cantautore. Un termine molto kitsh. È stato un poeta, uno scrittore, un autore che ha creato atmosfere musicali e tendenze letterarie – musicali, un creatore di linguaggi tra le forme e le percezioni.
Ho avuto modo di conoscere Leonard tardi, al Foro Italico a Roma nel 2013, (il suo concerto è stato il 7 luglio). Anche se ho spesso lavorato sui suoi testi e soprattutto in un saggio su “Cohen e Pavese: Immensi e tragici”, che resta riferimento per relazionare poesia e canzone.
Ha sempre inserito nei suoi testi il suo vero, il suo esistere, il suo essere nel tempo. Ogni sua testimonianza o tentazione o attrazione o ricerca è stata una sottile penetrazione di vita e di riflessione in un viaggio in cui la comparazione tra tempo e morte ha segnato il suo sentiero di uomo. Mai una riflessione in meno. Sempre una parola in meno. Mai un pensiero leggere. Sempre un pensiero nel solco delle esistenze. I suoi testi sono stati tradotti e cantati e recitati, imitati e copiati, citati e sottolineati.











