di Marilena Cavallo



Giulio Ferroni, invece, dà un’altra versione in merito al Capuana delle fiabe e scrive che “lo scrittore compose attingendo al vasto repertorio del folclore siciliano: nella schematicità e nel ritmo ripetitivo della tradizione fiabesca popolare Capuana inserisce una delicata ironia e un’allegra invenzione fantastica che fanno di queste sua fiabe (…) dei veri e propri capolavori”.
Ma è lo stesso Capuana che ci consegna questa dichiarazione: “…io assistevo a quella inattesa fioritura di fiabe come a uno spettacolo fuori di me. Appena scritte le sacramentali parole di uso : C’era una volta… i miei fantastici personaggi si mettevano in moto, si impigliavano allegramente in quelle loro intricatissime avventure senza che io avessi punto avuto coscienza di contribuirvi per nulla”. Il mondo fantastico di Capuana allora è un mondo fortemente intriso di poesia, di leggenda e di mito. Un mondo che parla e si dichiara con i codici della parola, del ritmo, dei ritornelli, della musicalità. È un mondo di fantasie .
La cultura popolare è il regno della fantasia. Soprattutto, quando ci sono radici il cui mondo contadino è ben rappresentato. Identità popolare e identità contadina sono il tessuto di una creatività fantastica nella quale il mito è una tradizione, che ci conduce inevitabilmente e forse inavvertitamente agli albori della civiltà. Il discorso diventa, certamente, molto impegnativo perché ci si trova davanti a due strade: quella antropologica, che può avere letture illuministe e quella fantastica, che sconfina nel mistero. Indubbiamente, posto in questi termini, il discorso che riguarda Capuana si sposta verso la seconda strada. I testi sono la dimostrazione più veritiera.
Al di là della concezione di fiabe vere o veriste o di quella sottoscritta da Italo Calvino, il quale afferma che “le fiabe sono vere”, in Capuana, le fiabe restano la fantasia, il sogno, la simbolicità, appunto. Nella pagine de Il raccontafiabe chi fa da padrona è la Fata Fantasia. Una metafora che esprime in questo caso il vero della sua ricerca e della sua proposta espressiva.
Il fiabesco e il popolare in Capuana non sono solo rappresentazioni liriche o letterarie ma assumono una valenza esistenziale. La assumono sul piano della scrittura ma anche nella struttura del racconto o nella proposte delle storie.Le fiabe entrano in quel concetto di autocoscienza sul Naturalismo siciliano perché in esse la rottura con il Verismo è una valorizzazione, appunto, del fantastico. Mi sembra importante la cesellatura di Gianni Contini sul Capuana: “il più anziano dei naturalisti catanesi, (…) è assai stimabile come narratore in proprio(…) ma non è meno rilevante come rappresentante dell’autocoscienza critica del naturalismo siciliano”.
Le fiabe rientrano in questa riflessione. Ma restano “una forma di arte così spontanea, così primitiva e perciò tanto contraria al carattere dell’arte moderna”. È una sottolineatura di Capuana del giugno 1882 che ci fa capire l’importanza che avesse, per Capuana stesso, la fiaba . Considerata come arte certamente ma soprattutto come “strumento” per recuperare una tradizione e confrontarla con il moderno. In fondo è un raccontare ciò che la realtà nega. Ecco l’autocoscienza rispetto al Naturalismo. L’arte che recupera il fantastico. È questo il messaggio di Luigi Capuana che emerge dalle sue favole. Ovvero del C’era una volta che diventa un Raccontafiabe. Raccontare fiabe è non perdere mai il contatto con il tempo e con la memoria delle civiltà.
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