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sul blog del Caffè Letterario La Luna e il Drago

martedì 12 marzo 2019

Pierfranco Bruni a Perugia “Conversando sul Novecento… Pirandello, Deledda, D’Annunzio e Pavese".


PERUGIA – Pierfranco Bruni sarà a Perugia per una lectio magistralis dal tema “Conversando sul Novecento… Pirandello, Deledda, D’Annunzio e Pavese“. All’evento, in programma giovedì 14 marzo alle ore 10,30 nella sala Brugnoni di palazzo Cesaroni, prenderanno parte oltre cento gli studenti iscritti ai licei Artistico Bernardino Di Betto, Scientifico Galilei e Classico Mariotti. 

Interverranno Antonella Iunti, dirigente scolastico della Regione Umbria, Pasquale Guerra, docente, ed Annamaria Romano, presidente dell’associazione Clizia e curatrice dell’evento. 

Pierfranco Bruni, classe 1955, è calabrese. E’ uno scrittore intellettuale, poeta e italianista. Dirigente del Mibact e ambasciatore arbëresh (minoranza etno linguistica albanese) nel mondo, viaggia molto, approdando a Vienna come in Turchia, dove tiene regolarmente conferenze e lectio, presso università e istituzioni culturali. Candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto tre volte il Premio Cultura della Presidenza del Consiglio dei ministri. La passione per la scrittura ha ispirato fin dall’inizio la sua attività di acuto saggista e di narratore. Sotto il punto di vista della ricerca, come studioso, a occupare un ruolo centrale è il suo tentativo di tracciare percorsi interdisciplinari tra letteratura filosofica, storia delle idee e antropologia. Ha curato rubriche culturali per la Rai, collabora con giornali, riviste e blog. Ha pubblicato, inoltre, molti libri come autore.   
L’iniziativa, organizzata dall’Associazione culturale Clizia, ha il patrocinio dell’Assemblea Legislativa della Regione Umbria e del Comune di Perugia ed il sostegno del Credito Cooperativo BCC Umbria. 

martedì 5 marzo 2019

Riconoscimento a Pierfranco Bruni per la originalità e l’autonomia della interpretazione per i suoi studi su Salvatore Quasimodo con “L’ombra di Platone”


Riconoscimento allo scrittore Pierfranco Bruni per i suoi studi sul Novecento letterario italiano, come Italianista,  e soprattutto per la originalità delle sue interpretazioni estetiche su autori come Pirandello, Alvaro, D’Annunzio, Quasimodo, Pavese. Proprio il suo recente studio su Salvatore Quasimodo dal titolo “L’ombra di Platone” (Il Coscile) è stato oggetto di analisi per una prevalente visione mediterranea del poeta e soprattutto per il suo legame letterario e di ricerca con la grecità attraverso i Lirici Greci.
Pierfranco Bruni, nel suo studio, pone uno sguardo acuto sulla riscoperta da parte di Quasimodo del poeta Magno Greco Leonida, e su questo si sofferma proprio grazie alle traduzioni di Quasimodo.

Un titolo suggestivo quello che Bruni ha dato al testo quasimodiano proprio per non dimenticare che “nella poesia ci sono i ritmi della filosofia”: “Lombra di Platone”. Uno spirito errante nell’ombra della caverna platonica alla ricerca del suo esistenzialismo lirico.
Emerge nel lavoro di Bruni un intellettuale dell’anima che evade da un realismo cronaca per abitare il mito. Un poeta che necessita di vivere il segreto della solitudine per ritornare alla sua isola nell’ascolto del silenzio. Salvatore Quasimodo si configura così nel lavoro letterario di Pierfranco Bruni, che traccia un illuminante viaggio alla riscoperta dell’isola perduta. Un appassionante navigare tra le acque dei Mediterranei in cui il simbolo si tinge di grecità e misticismo.
Un riconoscimento che verrà consegnato a Pierfranco Bruni proprio ad Atene, il 10 marzo prossimo, per sigillare un porto poetico antico e sempre attuale tra i Mediterranei. Pierfranco Bruni, infatti, è stato riconosciuto come “uno scrittore che mostra una profonda autonomia e una originalità nel proporre una chiave di lettura originala e innovativa dell’opera di Salvatore Quasimodo a 60 anni dall’assegnazione del Premio Nobel”.

venerdì 22 febbraio 2019

Grande successo per la manifestazione dedicata a Don Cosimo Occhibianco

Poste le basi per un percorso antropologica sugli scritti di don Cosimo Occhibianco.  "Don Cosimo Occhibianco va letto sul piano scientifico antropologico e non come uno studioso locale", il primo lancio che ha sottolineato Pierfranco Bruni. Grande  successo per la manifestazione dedicata a Don Cosimo Occhibianco in occasione della giornata Internazionale della Lingua Madre, tenuta presso il Teatro Monticello a Grottaglie. 
La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto ha supportato gli Istituti scolastici ‘De Amicis’ e ‘Moscati’ di Grottaglie (TA) e il ‘Casalini’ di San Marzano di San Giuseppe (TA) nell’organizzazione della giornata in ricordo delle ricerche di stampo sociolinguistico ed etnoantropologico condotte dal compianto Don Cosimo Occhibianco. 
Il coordinamento dell'incontro è stato affidato al prof. Giorgio Rosso. Lodevoli gli interventi dei dirigenti scolastici prof.sse Maria Teresa Alfonso e Anna Sturino, della Soprintendente, Arch. Maria Piccarreta, le testimonianze di Don Luciano Matichecchia e della giornalista Raffaella Capriglia e la relazione  del Responsabie Antropologia della  Sabap-le, dott. Pierfranco Bruni. 
La data intende commemorare il 21 febbraio 1952, in cui alcuni studenti furono colpiti e uccisi dalla polizia a Dacca, la capitale dell’attuale Bangladesh, mentre manifestavano per il riconoscimento della loro lingua, il bengalese, come una delle due lingue nazionali dell’allora Pakistan.
Una gran bella serata, quella grottagliese, con il saluto tra gli altri di don Alessandro Greco a nome del Vescovo di Taranto. Prossimi convegni su Don Cosimo Occhibianco a Taranto e Lecce.

venerdì 15 febbraio 2019

Da Pierre Teihard de Chardin ad Alfredo Cattabiani nella ricerca di don Cosimo Occhibianco nel convegno di Grottaglie

PIERFRANCO BRUNI* 




Don Cosimo Occhibianco tra i premiati al Premio Battista 
“Il passato mi ha rivelato la struttura del futuro”. È un concetto forte di Pierre Teilhard de Chardin, del quale Cosimo Occhibianco conosceva attentamente il suo pensiero, perché la sua laurea in filosofia era stata dedicata proprio a questo pensatore nato nel 1881 e morto nel 1955. Infatti, alla base del suo ricercare c’è l’idea del legame tra passato e futuro. Nella ricerca di don Cosimo Occhibianco si possono individuare almeno tre percorsi che hanno caratterizzato il suo essere etno-antropologo, etno-linguista ed etno-tradizionalista (nel senso di ricercatore delle tradizioni, ovvero della Tradizione di una comunità. 

Don Cosimo Occhibianco studia la parola nel suo incipit e nelle sue metamorfosi catturando quelle radici che sono alla base di un lessico e di una sintassi prettamente popolari (il concetto di “popolare” non ha una versione gramsciana, piuttosto demartiniana. La lingua italiana, infatti, nasce dal ceppo di una cultura popolare, le cui radici, in questo caso preciso, sono greco - latine. Bisogna fare attenzione, però, a non intrecciare cultura e lingua. La cultura popolare contiene, certamente, anche la lingua, ma include, in modo articolato, dei modelli in cui la tradizione dei costumi, dei riti e della centralità dell’uomo costituiscono un importante punto di riferimento tra antropos ed etnos.

domenica 10 febbraio 2019

Giornata Internazionale della Lingua Madre a Grottaglie con un Convegno su don Cosimo Occhibianco antropologo delle lingue

Pierfranco Bruni *


Convegno a Grottaglie (Cfr. il Programma)  per guardare tra le pagine storiche e antropologiche di don Cosimo Occhiobianco. Rigore. Scientificitá. Istituzioni.

La lingua, i linguaggi, le parole sono fenomeni di una antropologia che si recupera attraverso modelli non solo demologici ma geo-etnici. Ovvero la Tradizione diventa la sintesi sei costumi di un popolo e di una comunità. Popolo e comunità sono la socializzazione delle antropologie. Antropos!  La questione demoetnoantropologica, perché di questo si tratta, che interessa   don Cosimo Occhibianco è un attraversamento ontologico dei linguaggi divenuti comunità. 


Uno studioso dagli strumenti antichi, raccoglitore di testimonianze sia umane che antropologiche.  Il suo dialetto, recuperato nella forma originale, ha dimostrato realmente come possa essere usato in termini non solo identitari, ma anche di ricerca sul piano di una nuova demoetnoantropologia. 
Tra gli elementi che ha posto come base vi è il “vocabolario” usato come funzione comunicante, grazie a storie da lui recuperate e trasformate in modelli antropologici moderni. Per alcuni aspetti ha utilizzato la tecnica di Ernesto de Martino e di quella scuola applicata sul materiale depositato e sviluppato in grafica del territorio, ovvero quella dell’ascoltare e del raccogliere, ponendo nel mosaico delle lingue non solo la parola, ma anche le immagini. 

domenica 3 febbraio 2019

Pierfranco Bruni ci porta in una favola infinita con la sua poesia della tradizione Edita da Macabor

Marilena Cavallo

E’ della Poesia catturare il Mistero per scrutarlo con occhi di stupore e contemplarne il Segreto. C’è uno spazio in cui l’anima ama ritrovarsi. Il poeta lo cerca, lo sceglie e lo vive. 
Questo spazio si chiama verso. Lì abita il poeta. Il poeta che ha ha pubblicato recentemente  "La favola infinita" per la preziosa casa editrice  Macabor.  

Serrato nella corolla di un fiore, il polline custodisce la vitalità stessa della pianta, così, cesellato nei piedi di un verso, il canto poetico nasconde la sua arcana malìa. Nel suo cammino e tra i suoi “appunti di viaggio” Bruni poeta lascia cadere briciole di verità, che non portano alla dolcezza della casa di marzapane nel bosco, ma nel laborioso e labirintico formicaio delle memorie del sottosuolo. Quella che lui racconta è una storia che viene da lontano, ha echi di paese, di un paese che ha l’alito del vento e di cui non sa “più ora raccogliere i frammenti”.  

E tra questi versi lo si incontra fanciullo con i pantaloni alla zuava, le ginocchia sbucciate e occhi carichi di futuro. Se c’era una volta un bambino che correva in via Carmelitani e dal balcone lanciava “occhiate furtive”, ora c’è un poeta che raccoglie i “frantumi d’infanzia sulle mani rugose “di un padre, mai perso nel cuore e nei versi, come “in un volo d’aquila”.

martedì 29 gennaio 2019

“Quasimodo e la Magna Grecia a 50 anni dalla morte celebrando i lirici greci e latini” a cura di Pierfranco Bruni


MERCOLEDÌ DEL MArTA

Conferenza
Quasimodo e la Magna Grecia a 50 anni dalla morte celebrando i lirici greci e latini
a cura di Pierfranco Bruni
con lettura di versi a cura dell’attrice Marianna Montagnolo
Mercoledì 30 gennaio 2019 ore 18:00
Sala Incontri – Museo Archeologico Nazionale di Taranto


Nell’ambito dei “Mercoledì del MArTA”, il 30 gennaio p.v. alle ore 18:00, presso la Sala Incontri del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, si terrà la conferenza dal titolo Quasimodo e la Magna Grecia a 50 anni dalla morte celebrando i lirici greci e latini, a cura del prof. Pierfranco Bruni, Vice Presidente Nazionale Sindacato Libero Scrittori Italiani - Roma.

A seguire lettura di versi a cura della prof.ssa Marianna Montagnolo.
Incontro interessante quello tra Salvatore Quasimodo, uno dei più importanti poeti italiani del Novecento, e Leonida di Taranto (fine IV-inizi III sec. a.C.), grande epigrammista magno-greco. Quasimodo non solo tradusse gli epigrammi di Leonida, ma gli dedicò un saggio, in una comunanza di poetiche immortali, ma anche in una sorta di intima vicinanza spirituale. Un’occasione per ricordare il profondo rapporto tra il premio Nobel per la letteratura e la città di Taranto.

L’ingresso alla conferenza sarà gratuito.

PER INFO E PRENOTAZIONI

tel. 099-4538639 o mail: prenotazioni@novaapulia.it