Maria Luisa Spaziani se
c’è lo “spazio magico” la poesia è Illuminazione altrimenti è solo il resto di
un linguaggio “spiritoso”
di Pierfranco Bruni
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| Maria Luisa Spaziani e Pierfranco Bruni |
Non
c’è espressione più “spiritosa” e direi banale di quella che Italo Calvino usò
per definire la poesia di Maria Luisa Spaziani. Nata nel 1922 e scomparsa il 30
giugno scorso. Una poesia mai della “leggerezza”, ma sempre del codice della
metafisica e della pesantezza del tempo proustiano. Il tempo pesante di Proust
è una caratteristica che attraversa tutta l’opera della Spaziani. Un dato
abbastanza naturale sia dal punto di vista esistenziale che letterario –
estetico.
A
Proust dedica la sua tesi di laurea, e il suo vagare tra poeti e poesia non ha
soltanto l’incrocio delle memorie perse e delle memorie che superano il
razionale per diventare assurdo e presente inquietante, ma ha anche il mistico
– esoterico di Elemire Zolla.






