di Marilena
Cavallo
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Marilena Cavallo |
L’attualità di Luigi Pirandello non è altro
che contemporaneità. Ovvero il suo raccontare (tra versi e teatro, novelle e
romanzi) è un raccontare tra storia e vita, tra umanità e recita, tra
letteratura e personaggi, ma in fondo resta tra le maglie del nostro esistere.
Il nostro esistere oggi è contemporaneità.
Chi ha affrontato questo percorso in
un libro recente che sta ottenendo importanti riscontri è Pierfranco Bruni con
“Luigi Pirandello. Il tragico e la follia” (Nemapress editrice con Video di
presentazione di Anna Montella: https://www.youtube.com/watch?v=vrzdqIxu5Ws).
Il Video di Anna Montella è un vero e proprio percorso didattico sia sul libro che su Pirandello.
Il Video di Anna Montella è un vero e proprio percorso didattico sia sul libro che su Pirandello.
Una
discussione sul libro si svolgerà il prossimo tre maggio per l’Università della
Terza Età nel Salone della Provincia di Taranto e l’otto maggio nella sede del
Castello di Leporano.
Ha visto già da mesi numerosi incontri coinvolgenti: dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia in Abruzzo, da Milano a Roma (qui ha fatto da scenario addirittura Casa Pirandello di via Bosio).
Ha visto già da mesi numerosi incontri coinvolgenti: dalla Sicilia alla Calabria, dalla Puglia in Abruzzo, da Milano a Roma (qui ha fatto da scenario addirittura Casa Pirandello di via Bosio).
Il libro di Bruni, oltre alle originalità che
presenta (l’Oriente, il mondo sciamanico, il romanzo di Marta Abba e gli
articolati intrecci di vita personale di Bruni stesso) si pone alcuni
importanti interrogativi: Pirandello, tra uomo e scrittore, riuscirà a far
capire quel “…io non potevo vedermi vivere…”?
Siamo così a Uno, nessuno e centomila del 1925: “'Era proprio la mia
quell'immagine intravista in un lampo? Sono proprio così, io, di fuori, quando
- vivendo - non mi penso? Dunque per gli altri sono quell'estraneo sorpreso
nello specchio: quello, e non già io quale mi conosco: quell'uno lì che io
stesso in prima, scorgendolo, non ho riconosciuto”.
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Pierfranco Bruni |
Pirandello si pone il problema dell’estraneo
e Bruni coglie immediatamente questo aspetto. In Pirandello si legge: “Sono
quell'estraneo, che non posso veder vivere se non così, in un attimo impensato.
Un estraneo che possono vedere e conoscere solamente gli altri, e io no',
E mi
fissai d'allora in poi in questo proposito disperato: d'andare inseguendo
quell'estraneo ch'era in me e che mi sfuggiva; che non potevo fermare davanti a
uno specchio perché subito diventava me quale io mi conoscevo; quell'uno che
viveva per gli altri e che io non potevo conoscere; che gli altri vedevano
vivere e io no. Lo volevo vedere e conoscere anch'io così come gli altri lo
vedevano e conoscevano. Ripeto, credevo ancora che fosse uno solo questo
estraneo: uno solo per tutti, come uno solo credevo d'esser io per me. Ma
presto l'atroce mio dramma si complicò: con la scoperta dei centomila Moscarda
ch'io ero non solo per gli altri ma anche per me, tutti con questo solo nome di
Moscarda, brutto fino alla crudeltà, tutti dentro questo mio povero corpo
ch'era uno anch'esso, uno e nessuno ahimè, se me lo mettevo davanti allo
specchio e me lo guardavo fisso e immobile negli occhi, abolendo in esso ogni
sentimento e ogni volontà".
La lunga citazione è un messaggio per entrare
nel giusto modello interpretativo del testo di Pierfranco Bruni attraversando
le geografie dell’uomo – caos.
Il caos, dunque, è la rottura tra il destino
dell’uomo e l’uomo che vive la profezia. Pirandello è molto attaccato al caso?
Al Kaos? Ma lo scrittore è uno scrittore del destino. Degli inquieti destini
tragici che vivono senza alcun rimedio, o scampo o reticenza, la “propria solitudine”.
In Pirandello, come afferma Bruni, insiste il tempo. Il tempo, in Pirandello, serve anche a
stabilire un rapporto tra i ricordi e la memoria. Ma con tutta l'intelligenza
possibile non sapremo mai se sono i ricordi a imporci la nostalgia o se è la
memoria stessa ad essere nostalgia. Ed ecco le maschere.
Le maschere? I volti i passanti i camminanti
sono boschi e lune. Ognuno di noi vive di simboli. Abbiamo bisogno di non
conoscere i segni che ci attraversano. Vivremmo la nostra vita rincorrendoli.
Invece abbiamo bisogno di dormire. Il sonno dello sciamano. Mai quello della
ragione.
Le maschere hanno i nostri viaggi. Le nostre
passioni... il mistero... Quella passione e quel mistero che hanno attraversato
tutta la vita di Pirandello. Viaggiare in termini di infinito nella scrittura
di Pirandello significa viaggiare nel Novecento!
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