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sul blog del Caffè Letterario La Luna e il Drago

venerdì 11 maggio 2012

ALICE di Maria Rizzi

racconto di Maria Rizzi inserito nei commenti

ALICE

“Alice guarda i gatti e i gatti giocano nel sole…”
Livio viveva chiuso nel suo mondo prima di incontrarla. Lo consideravano sociopatico, di fatto se ne stava tutto curvo sui giorni come ragnatela. Tesseva trame di ricordi, lontano dall’oggi, indifferente al futuro.
La vede nel parco e…il colore dei suoi occhi è l’ombra cangiante delle nubi al vento, è trovarsi di fronte a qualcosa che nemmeno sapeva fosse possibile sognare. Cammina, lieve come spuma, e lo guarda. Livio, pietrificato, assorbe la luce di lei temendo possa scomparire come un miraggio. Alice gli sorride. Si schiudono i battenti del Paradiso. Lei è fragile, di vetro filato. Senza età, senza filtri, senza ombre.

L’amore vive già nei primi sguardi liquidi e dolcissimi.
Alice sorride spesso, muove le mani come farfalle, ma non parla. E’ sordomuta. E congelata in qualche fase della propria esistenza. Uno choc, un’emozione violenta, forse un danno genetico.Livio la considera lo scopo della propria esistenza. Veste di profumi, di colori, di gioia il suo tempo e lascia emergere sotto la superficie degli anni di lui, -ne ha sessanta,-solo l’azzurro giovane degli occhi.
“Alice aspetta un figlio...e lui lo sa”
Stanno insieme da cinque mesi e l’uomo ha avuto subito modo di notare la rotondità della compagna, le vene azzurre sul seno, in rilievo, simili a ruscelli. Ora è in procinto di regalare la vita e regge con le esili mani una pancia bassa e pesante. Non si sono spiegati nulla. D’altronde Alice non sa spiegare. Ha sorriso, ha posato il ventre contro il corpo di Livio e gli ha baciato le palme delle mani, gli occhi, il collo. Ogni giorno, allacciati, sono divenuti linfa d’amore per la nuova vita.
Il travaglio un campanello d’allarme: il neonato si presenta in posizione podalica e i medici tentano alcune manovre per girarlo prima di decidere per il parto cesareo. La donna perde molto sangue, sviene ripetutamente, si dissocia dall’evento entrando in una sorta di stato autistico. Il suo organismo si rivela debole, minato da precedenti problemi mai scoperti. La bimba nasce di parto cesareo, ma la mamma non riprende conoscenza.
Luna è un fagotto rosa che strilla fino alla fine del fiato e non presenta handicap di alcun genere. Livio la tiene tra le braccia come un oggetto di porcellana e sente gli occhi inumidirsi. Purtroppo la prognosi relativa alla donna sembra grave: è in coma…potrebbe miracolosamente svegliarsi o addormentarsi per sempre.
L’uomo è su un terreno scivoloso, ma Luna, degna di tanto nome, illumina i giorni e le notti. Non dà tregua e restituisce energie. Livio la vive e sente crescere dentro un’emoziona nuova, simile a improvvisa vertigine. La sua donna di sorrisi e silenzi giace inerte in un letto verde e ogni giorno appare più pallida e lontana. Non sa stimolarla, le si siede accanto, le tiene la mano e sospira.
Ha poco tempo. Investe tutta la forza nel piccolo, immenso amore di sole, borotalco e notti insonni. Combattendo ogni rischio di estinzione dello spirito. Nascendo a una gioventù che è cinguettio di passeri, coltre di brina nel fiato dell’inverno.
L’uomo comincia a rassegnarsi circa la sorte della creatura chiusa nella bolla dell’assenza. Si ritrova, con vergogna, a pensare che forse due bimbe erano troppe da crescere per una persona della sua età. La vita sta scegliendo per lui.
…”Ma tutto questo Alice non lo sa…”
maria rizzi

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