Il 15 aprile del 1895 nasceva Corrado Alvaro
L’infanzia in Alvaro nel mito dei ritorni e la favola mito
con il mio viaggio accanto
Pierfranco Bruni

Il mito in Corrado Alvaro ha sempre rappresentato un modello comportamentale nei processi letterari che hanno accompagnato tutta la sua opera. Un’opera che è stata attraversata da un concetto forte che sta a priori di ogni necessità letteraria e riguarda il senso dell’infanzia, la ricerca dell’infanzia, il tema dell’infanzia. Ed è proprio in questa visione dell’infanzia che si incentra tutta la dimensione simbolica in cui Corrado Alvaro ha costruito sia i modelli problematici del suo esistere, sia le interazioni tra estetica e linguaggio.
Una delle caratteristiche fondamentali che resta centrale in Alvaro, a cominciare da Gente in Aspromonte fino ad arrivare ai suoi scritti postumi, è il legame che crea con la terra e, in particolare, con il paese. Il paese è una metafora, ma è anche un luogo geografico. Metafora e luogo geografico diventano una metafisica dell’anima perché “essere geografia” per Alvaro è non perdere mai le radici, non perdere mai la profondità del radicamento al territorio. Ma questo radicamento al territorio si fortifica nella consapevolezza che quella geografia fisica, ovvero la geografia del paese, del territorio, della terra, è così fortemente radicata nella sua coscienza, nella sua anima e nel suo pensiero fino al punto di intrecciare l’immaterialità del paese come metafora con la materialità dell’uomo e da questo legame nasce l’imprigionamento del simbolo, il simbolo che è appunto il mito. Questo mito è dato da un immaginario che non può mai essere collettivo in Alvaro, ma sempre soggettivo.








